Martedì, 10 Marzo 2020 17:48

Nessuna sospensione per ricorsi, appelli e depositi

Rinviate d’ufficio le udienze fissate dal 9 al 22 marzo per i procedimenti civili, penali, tributari e militari

 Con il DL 11/2020 dell’8 marzo 2020, entrato in vigore il giorno stesso della pubblicazione, il Governo ha introdotto misure straordinarie e urgenti per contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sullo svolgimento dell’attività giudiziaria.

Particolare attenzione merita l’art. 1, che prevede il differimento urgente delle udienze e la sospensione dei termini, nei limiti che si diranno, nei procedimenti civili, penali, tributari e militari.
Nel corso della conferenza stampa, che ha preceduto la pubblicazione del DL 11/2020, il Ministro della Giustizia dichiarava che i termini processuali sarebbero stati sospesi per due settimane, al fine di consentire ai tribunali di mettere in atto nuove regole di svolgimento dell’attività giudiziaria, che sarebbero entrate in vigore a partire dal 23 marzo 2020 (art. 2 e ss. del DL 11/2020).

In realtà anche gli studi professionali devono rivedere le modalità di lavoro, non solo dei professionisti, ma anche dei collaboratori dipendenti, per i quali i datori di lavoro sono stati invitati a prevedere ove possibile, fino al 3 aprile, la fruizione di periodi di congedo ordinario e di ferie (DPCM dell’8 marzo 2020).
Per questa ragione la prospettiva, indicata dal Governo, di sospendere in via straordinaria i termini processuali, soprattutto a seguito delle ulteriori restrizioni della mobilità imposte con il DPCM dell’8 marzo 2020, era certamente una soluzione opportuna.
Le misure entrate in vigore, però, non possono considerarsi del tutto soddisfacenti, poiché non si prevede una sospensione generale dei termini processuali, come accade, invece, nel periodo estivo ex art. 1 della L. 742/69 (dal 1° al 31 agosto).

Il comma 1 prevede, a partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto e sino al 22 marzo 2020, il differimento d’ufficio a data successiva al 22 marzo 2020 delle udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari.
Tale previsione, per effetto del comma 4, si applica anche ai procedimenti pendenti davanti alle commissioni tributarie, le cui udienze, pertanto, sono differite d’ufficio.

Il differimento si riferisce anche alle udienze tributarie cautelari, in quanto esse non sono comprese tra le eccezioni di cui all’art. 2, comma 2, lett. g) (che si riferiscono a procedimenti civili e penali con carattere urgente o prioritario).
Il comma 2 si riferisce alla sospensione dei termini processuali: si prevede che, sempre a partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto e sino al 22 marzo 2020, siano “sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti indicati nel comma 1”.

La sospensione legale dei termini fino al 22 marzo opera dunque unicamente per le scadenze relative ai procedimenti di cui al comma 1.
Dovendo richiamare l’intero comma 1, cui si riferisce il comma 2, appare evidente che la sospensione dei termini inerisce solo i procedimenti pendenti al giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto.
Tuttavia la pendenza della controversia non è l’unico requisito, affinché operi la sospensione dei termini.
Essendo richiamato il comma 1, la sospensione dei termini opera unicamente per i procedimenti pendenti e con udienza fissata tra il 9 e il 22 marzo 2020.

Sospensione senza effetto pratico

Ciò significa che la sospensione non opera per i termini di presentazione del ricorso, di impugnazione in grado d’appello o cassazione o di riassunzione della causa: se il termine per il ricorso o per l’impugnazione scade tra il 9 e il 22 marzo 2020, non opera nessuna proroga.

Pertanto i procedimenti di adesione instaurati dopo la notifica dell’avviso di accertamento e ancora aperti tra il 9 e il 22 marzo 2020 vanno conclusi entro il termine di proposizione del ricorso, pena la definitività dell’atto.
Non essendo sufficiente la pendenza della lite, la sospensione dei termini non opera neanche per i termini di costituzione in giudizio, anche a seguito di tentativo di mediazione.
Nessuna valenza ha dunque nei procedimenti tributari la previsione del comma 2 secondo cui “Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo”.

Considerazioni a parte valgono per i termini di deposito di documenti e memorie: salvo che per le udienze di trattazione fissate al 20 marzo 2020 e non rinviate d’ufficio a nuovo ruolo nei giorni scorsi dai Presidenti di commissione tributaria, per le quali il termine per il deposito di memorie illustrative sarebbe scaduto il 9 marzo 2020 (dieci giorni liberi prima), in ogni altro caso la sospensione decisa con l’art. 1, comma 2 del DL 11/2020 non incide sui termini per deposito di documenti e memorie illustrative.

Di regola, infatti, in caso di rinvio d’udienza, nulla vieta alle parti di depositare documenti, memorie e repliche, nei termini previsti dall’art. 32 del DLgs. 546/92.
Ecco dunque che l’auspicata sospensione dei termini processuali (motivata da ragioni straordinarie e di emergenza), per come prevista dal DL 11/2020, non ha in breve nessuna utilità pratica nel processo tributario.

 

FONTE : Eutekne.info